Sprechi della sanità, troppi ricoveri Stampa
Scritto da Administrator   
Sabato 27 Giugno 2009 15:51

   Sprechi della sanità, troppi ricoveri
ed esami: i dottori temono le denunce

ROMA - «E’ vero che il 50% dei mafiosi viene indagato mentre la percentuale sale dell’80% per i chirurghi accusati di errori medici?». Scherza con un video provocatorio Fiorello.

Provocazione che ha deciso di lanciare qualche giorno fa al Congresso italo-francese di chirurgia endocrina organizzato alla Cattolica di Roma. Un sorriso (amaro) l’ha strappato ai medici in sala. E Rocco Bellantone, presidente del simposio e segretario generale della Società italiana di chirurgia, non ha perso l’occasione per ironizzare su uno dei punti più dolenti della categoria: «Il dato illustrato da Fiorello è esatto. Probabilmente, abbiamo sbagliato mestiere». E la platea si è sciolta in un applauso liberatorio.

Gioca Fiorello ma punta il dito su una realtà che, di anno in anno, modifica le sue dimensioni e cresce a dismisura. Tra richieste di risarcimenti e denunce si oscilla, annualmente, dalle 5mila alle 10mila cause sanitarie. Proprio i chirurghi, da una loro indagine, fanno emergere che l’82,2% degli specialisti ammette (nell’ultimo mese prima del test) di aver inserito in cartella clinica delle prescrizioni evitabili. E ancora: il 69% ha proposto il ricovero di un paziente che, invece, poteva essere seguito in ambulatorio, il 61% ha prescritto un numero maggiore di esami diagnostici rispetto a quello necessario e il 58% ha richiesto un consulato non necessario di altri specialisti. Uno spreco di risorse collettive nel caso in cui gli esami sono a carico del servizio sanitario nazionale, un esborso inutile e pesante quando è il singolo a pagare. Perché? Per avere tutti i documenti in regola all’eventuale momento della denuncia. Negli ultimi anni, proprio la paura delle cause ha fatto calare il numero dei candidati all’ammissione alla scuola di specializzazione in chirurgia.

Nel 2008 è stata registrata una diminuzione pari al 30%. A spaventare i giovani medici è, lo dicono i chirurghi, la «persecuzione giudiziaria che ha investito la categoria». Otto su dieci hanno procedimenti in corso che, in questo caso sono le carte dei tribunali a parlare, in quasi il 90% dei casi si concludono con l’assoluzione. Più bassa la percentuale, circa il 60%, nelle cause civili. «Spesso i processi durano anni, anche otto, - fa sapere Bellantone - e per un giovane questo può significare vedersi stroncare la carriera».

Quante denunce? Il numero è sempre approssimativo visto che non esiste un osservatorio abilitato a questo tipo di censimento. I dati si rincorrono e, con loro, confronti e percentuali. Che, nella vita di tutti i giorni (nelle corsie, come negli ambulatori) vogliono dire impennata di richieste di risarcimenti, aumenti delle tariffe assicurative, diffusione, per esempio, dell’abitudine a prescrivere un numero esagerato di esami per evitare di sbagliare.

E’ proprio di due giorni fa l’organizzazione, in una sala della Corte d’Appello di Roma, di un convegno su “Errori in Sanità novità giurisprudenziali e legislative. C’era “Amami”, l’Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente, ma anche l’Associazione giovanile forense, società scientifiche e sigle sindacali ospedaliere come la Cimo. Il patrocinio del Senato. I medici mettono sotto accusa le leggi, i pazienti, con l’iter che c’è ora, rischiano di essere colpiti due volte. Dai ricoveri inutili e gli esami evitabili fino alla frustrazione di una causa interminabile. A Palazzo Madama è stato appena presentato un disegno di legge bipartisan che dovrebbe essere in grado di risolvere alcuni paradossi giuridici che inghiottono e strangolano sia pazienti che camici bianchi. «Se non si mette ordine - ha commenta Maurizio Maggiorotti, presidente di Amami, durante l’incontro alla Corte d’Appello - si continua ad alimentare un mondo che con le denunce nei confronti dei sanitari ha messo su un business molto redditizio.

Un esempio? Sono aumentati del 195% i premi assicurativi per la copertura dei medici. I ginecologi, tra i più bersagliati, arrivano a pagare 10mila euro l’anno per difendersi da eventuali accuse, contro i 5mila dei chirurghi». Che hanno scelto di fare un’indagine per capire quanti sono, tra loro, coloro che si muovono secondo i dettami della “medicina difensiva”. Quella cioè che carica il malato di indagini e attese non necessarie, le casse dello Stato di spese evitabili e che dovrebbe, nel caso di una causa, mettere al riparo il medico. «Questi dati dimostrano - a parlare è Enrico De Antoni, presidente della Società italiana di chirurgia - come il problema della medicina difensiva sia sempre più diffuso anche in Italia. Medici intervistati dichiarano di prescrivere frequentemente test, trattamenti e visite o di evitare pazienti e procedure ad alto rischio principalmente allo scopo di ridurre la propria esposizione alle accuse di malpractice».

Si organizzano i medici, presentano disegni di legge i politici, raccolgono le denunce le associazioni dei cittadini come il Tribunale del malato, fanno salire i premi le assicurazioni ma, in alcuni ospedali, cominciano in modo concreto a prendere decisioni per non essere travolti dalla tempesta legale. Iniziano a nascere i cosiddetti servizi di Conciliazione per risolvere direttamente nell’ambito dell’azienda sanitaria le eventuali controversie tra medici e pazienti o parenti di pazienti. «Il procedimento - spiegano al Careggi di Firenze uno dei pochi ospedali che ha avviato questo servizio - è guidato da una terza persona, il conciliatore, professionista indipendente e al di sopra delle parti. la conciliazione è semplice, rapida riservata ed economica. Offre la possibilità di risolvere controversie per un valore non superiore a 50mila euro. Parliamo di casi di errata terapia, ritardata diagnosi, manovre di intubazione, smarrimento protesi e cadute».

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 27 Giugno 2009 15:55 )