Regione Lazio – Sanità, indagine sulla qualità degli ospedali Stampa
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Sabato 27 Giugno 2009 16:19

Regione Lazio – Sanità, indagine sulla qualità degli ospedali/Esternalizzati - Report torna sul luogo del "delitto"

E’ stata presentata ieri pomeriggio al Sanit (il VI Forum internazionale per la Salute) l’indagine P.Re.Val.E. - Programma Regionale di Valutazione degli Esiti degli interventi sanitari.


Risultati 2006-2008, condotta da Laziosanità – Agenzia di sanità pubblica. Sotto esame gli interventi chirurgici, i ricoveri e i  tempi di attesa negli ospedali del Lazio, il tutto rilevato in base a 50 indicatori.

«Si tratta – spiega Esterino Montino, vicepresidente della Regione - di un primo studio che non vuole dare le pagelle ai singoli ospedali del Lazio, ma solo avere degli indicatori di criticità che ci permettono di lavorare per arrivare ad una qualità sempre più avanzata. Sostanzialmente ci sono indicatori positivi, anche se ci sono problemi di carattere organizzativo o di funzionamento in alcuni reparti, come ad esempio nella cardiochirurgia del Policlinico dove sicuramente emerge una criticità, come si evidenzia dalla ricerca. Ma questo aspetto, non significa che il Policlinico abbia avuto un risultato negativo, perchè ci sono indicatori su singole classi di intervento che sono molto diversificati».

In testa alla classifica degli ospedali virtuosi ci sono San Camillo, Gemelli e Policlinico Tor Vergata, mentre all’ultimo posto l’ Umberto I di Frosinone soprattutto per tempi di attesa tra un ricovero e l’intervento, tempi medi di degenza e quantità di persone che vanno fuori provincia per curarsi. «Quella illustrata – ha commentato il direttore generale della Asl ciociara, Giancarlo Zotti - è la fotografia dell’esistente, ma da qui a dare giudizi sulla qualità ce ne passa... Non solo: ma fare valutazioni comparative ci porterebbe in errore, se non si considera che le risorse sono diverse tra le varie realtà. Faccio un esempio: non si possono paragonare i tempi di attesa tra un ricovero e l’intervento, se non si tiene conto che qui abbiamo 4 ortopedici che hanno accesso alla sala operatoria solo 2 volte a settimana. Una realtà ben diversa da chi, a Roma, dispone invece di 20 ortopedici che ogni giorno possono operare. Ecco: questo studio focalizza i dati su cui bisogna, appunto, investire e intervenire».


Già lo scorso novembre, subito dopo la puntata di Report intitolata "Gli esternalizzati" sulla gestione della sanità nel Lazio attraverso le cooperative, avevamo pubblicato sul nostro sito un pezzo che spiegava perché l′inchiesta di Rai Tre, diretta dalla giornalista Milena Gabanelli, è fasulla. Più che di un′inchiesta, si tratta infatti di un teorema, per nulla empirico: si parte da una verità data e ad essa si asservono i fatti.

Prima premessa del teorema: alle Asl costa meno assumere un infermiere che pagare le cooperative per i servizi che un infermiere eroga. Seconda premessa: a Roma gli ospedali continuano a esternalizzare i servizi infermieristici. Conclusione: le Asl di Roma sprecano soldi pubblici che vanno ad alimentare il torbido rapporto tra politica e affari. Chi ci rimette? I lavoratori, precari a vita, sottomessi alle cooperative dei padroni.

Il teorema è sbagliato in partenza. Non è vero, cioè, che alle Asl costi meno assumere in proprio gli infermieri che comprare manodopera o, meglio ancora, servizi infermieristici, da società private. I giornalisti Michele Buono e Piero Riccardi, che hanno confezionato il servizio di novembre e mandato in onda ad aprile il suo seguito ("Come è andata a finire?"), affermano invece esattamente il contrario.

Nella prima puntata, però, i due avevano dimostrato di non essere molto pratici a far di conto. Ecco una delle loro scoperte, da un copia-incolla della sceneggiatura de "Gli esternalizzati": «Ma subito ci avvicina un′altra lavoratrice che vuole restare anonima. Ci fa notare sulla sua busta paga il costo orario 6,55 euro. Ci fa vedere poi l′offerta di aggiudicazione della gara e alla voce "Costo medio ponderato orario manodopera" leggiamo 14.49, più del doppio. La cifra a cui Linda vende un′ora di manodopera all′Ospedale Sant′Andrea di Roma».

Così si fa intendere al cittadino che retribuzione oraria lorda (quella che compare sulla busta paga di Linda, la lavoratrice anonima) e costo del lavoro per la cooperativa (che comprende, oltre alla retribuzione lorda, i costi previdenziali e assicurativi per l′impresa, i ratei tredicesima, ferie, festività e permessi, il Tfr, le rivalutazioni, le diverse indennità, l′Irap, l′Ires e altri vari costi), siano la stessa cosa. E, quindi, che la differenza tra 14,49 euro (il costo dichiarato dalla cooperativa) e 6,55 (quanto risulta in busta paga) vada a finire illecitamente nelle casse della cooperativa.

I due giornalisti avevano anche sostenuto, «con l’aiuto del commercialista», che un infermiere che lavora 194 ore al mese costa ad una cooperativa 2.400 euro al mese. Il Ministero del Lavoro, invece, con tanto di decreto del I giugno 2005, ha determinato il costo medio del lavoro di un infermiere assunto da una cooperativa sociale che lavora 165 ore al mese in 3.418 euro (20,76 euro l′ora per 38 ore settimanali per 52 settimane diviso 12 mesi). 

Questo documento, però, Report non ritiene sia bene farlo conoscere. Smonterebbe tutto il suo impianto, non è conveniente. Molto meglio approfondire la questione andando in giro per il belpaese a chiedere a direttori di Asl, funzionari pubblici e assessori se alle Regioni costa di meno assumere in proprio gli infermieri o valersi dell′intermediazione delle agenzie interinali o dei servizi delle cooperative.

Finché non trova, a Torino, il direttore dell′Ospedale pediatrico Sant′Anna, Bruno Riccardi, che dice di non aver voluto fare appalti e di aver assunto direttamente il personale, risparmiando. E′ pur vero che l′assessore alla sanità del Lazio Augusto Battaglia si ostina, però, a sostenere il contrario. A dirimere la questione ci pensa la direttrice Gabanelli. In quanto a retorica, non ha niente da invidiare ad un qualunque navigato avvocato del foro.

Ecco il suo ragionamento: «In Piemonte assumere infermieri costa di meno che prenderli dalle cooperative. Alla Regione Lazio invece non risulta. Ma siccome è la Regione Lazio ad avere un buco di 10 miliardi di euro, dobbiamo pensare che chi non sbaglia con i conti è Torino!». Come se del debito della Regione Lazio fosse responsabile Augusto Battaglia. A nulla vale la considerazione (solo nostra) che nel caso della Regione Lazio le gare cui si riferisce Report hanno un prezzo unitario di 21 euro l′ora, mentre a Torino il Sant′Anna pagava le cooperative 27 euro l′ora. A fronte di quali controprestazioni, poi, non è dato sapere.

Al di là delle argomentazioni dialettiche a favore dell′una o dell′altra tesi, la domanda di fondo è questa: ma se costa di più esternalizzare o internalizzare, si deve sapere interrogando politici e funzionari? Nella migliore tradizione telegiornalistica italiana, Michele Buono e Piero Riccardi avrebbero dovuto allora chiedere a tutto l′arco parlamentare, da Alessandra Mussolini ad Alfonso Pecoraro Scanio, se è economicamente più conveniente l′una o l′altra soluzione.

In realtà si tratta semplicemente di un calcolo matematico, per sua natura non opinabile. In un paese normale ci si aspetterebbe che il giornalista dica: costa di più internalizzare, o il contrario se è vero il contrario, e basta. Poi, nel caso remoto di una clamorosa smentita, ci si aspetterebbe anche che il giornalista bugiardo sia allontanato dalle redazioni e che si cimenti in un altro lavoro in cui riesce meglio.

Come i tg, invece, Report raccoglie pareri. Agli amici fa domande buone - «In cosa siete stati più bravi qui in regione?» - mentre tratta gli avversari con requisitorie da pubblico ministero, senza appello. Il caso più evidente è l′intervista al presidente della cooperativa Osa, stoppata all′improvviso con la conclusione del giornalista che è l′esatto contrario di quanto l′intervistato ha detto: «Il presidente della cooperativa Osa ammette che l’infermiere di cooperativa è meno tutelato». Raccolti così i pareri, Report taglia, mischia, impiccia, condisce con qualche effetto visivo o musicale e il gioco è fatto.

Non c′è dubbio, tuttavia, che, in questi anni, la trasmissione della Gabanelli abbia convinto: la politica italiana, le imprese private italiane, le aziende pubbliche italiane, le cooperative italiane, i sindacati italiani, le banche italiane, le agenzie editoriali italiane, ecc., sono covi di oligarchi interessati soltanto agli affari propri, cui va spesso addebitato l′aggravante di delinquere in nome dell′interesse generale. Peccato che Report sia esso stesso un vero prodotto di marca italiana, nel senso deteriore della parola che ha contributo a raccontare e costruire. Irrimediabilmente, nel metodo e nella sostanza, puro giornalismo italiano al servizio dei teoremi ed incurante dei fatti. 

Renato Incitti

Ad Consorzio Parsifal

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 27 Giugno 2009 16:26 )