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La classifica degli ospedali studiando |
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Mercoledì 01 Luglio 2009 09:51 |
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La classifica degli ospedali studiando i risultati delle cure di medici e chirurghi
Una mappa a macchia di leopardo nella sanità laziale: nei grandi oispedale, in media, i risultati migliori
di Marco Giovannelli ROMA (23 giugno) – Come vengono curati i pazienti negli ospedali del Lazio? Dopo un infarto o un intervento chirurgico qual è il tasso di mortalità o di nuovo ricovero? Domani al Sanit (il salone che si occupa di sanità) verranno resi noti tutti i dati elaborati dal servizio epidemiologico della Regione Lazio concentrato nella Asl RmE. Due anni riassunti in migliaia di numeri, statistiche, valutazioni e tabelle che dovrebbero permettere di stabilire una sorta di classifica degli ospedali. Come tutte le statistiche, però, ci saranno mille polemiche e ci sono già primari che hanno annunciato denunce nei confronti dello studio che fanno indossare la maglia nera a questo o a quel reparto.
Statistiche, quindi, da leggere con attenzione perché ogni ospedale ha le sue particolarità così come ogni paziente e ogni malattia. La valutazione degli “esiti” (cioè il risultato delle cure) è “osservazionale” cioè non sperimentale e quindi tiene in considerazione i dati puri e semplici anche se con i dovuti aggiustamenti e le necessarie osservazioni.
Questi sono i primi risultati dello studio che sarà presentato in maniera completa domani.
Mortalità a 30 giorni dal ricovero per un episodio di infarto miocardico acuto. Lo studio ha selezionato 17.234 episodi di ima (11.156 uomini e 6.078 donne), con una mortalità media pari a 12.2% (uomini: 9.9%; donne: 16.5%). Nello studio sono state considerate quelle strutture dove sono stati osservati almeno 150 infarti in un anno. Dopo un mese dall'infarto, secondo i dati grezzi, la mortalità dei pazienti varia tra un minimo di 7.3% per il Sant'Andrea e un massimo di 16.2% per l’Ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli. I tassi di mortalità aggiustati (attraverso una serie di parametri) variano tra un minimo di 12.2% per l’Ospedale Madre Giuseppina Vannini ed un massimo di 24.5% per il Policlinico Umberto I. Nella statistica il San Camillo è l'ospedale che ha trattato il maggior numero di casi (1.138 con un tasso di mortalità sempre inferiore al 13%), bene anche il San Giovanni, il Pertini e soprattutto il San Filippo Neri che tratta centinaia di casi. Meno bene, a sorpresa il policlinico di Tor Vergata e un po' tutte le strutture sanitarie fuori Roma. Quando l'infarto viene tratta con l'angioplastica primaria entro 48 ore (esaminati oltre 3.500 casi) i tassi di mortalità grezzi variano tra un minimo di 4.6% per il Policlinico Tor Vergata (ottimo risultato) ed un massimo di 10.8% per l’Ospedale Sandro Pertini. I tassi di mortalità aggiustati variano tra un minimo di 8.3% per l’Ospedale S. Eugenio e un massimo di 18.1% per il Policlinico Umberto I. Gli ospedali San Camillo, San Giovanni e San Filippo hanno tassi di mortalità leggermente superiori al minimo (intorno al 5%) ma bisogna considerare che svolgono un gran numero di interventi.
Mortalità a 30 giorni dall’intervento di bypass aortocoronarico. Lo studio ha selezionato 3.315 ricoveri con intervento di bypass (2.701 uomini e 614 donna), con una mortalità media pari a 3.2% (uomini: 2.9%; donne: 4.7%). Presi in considerazione le strutture con più di 100 interventi l'anno. I tassi di mortalità grezzi variano tra un minimo di 3.7% per il Sant'Andrea e un massimo di 6.0% per il San Filippo Neri. I tassi di mortalità aggiustati variano tra un minimo di 12.1% per il S. Andrea ed un massimo di 19.5% per il S. Filippo Neri. Anche in questo caso non entrano nella classifica dei migliori ospedali come San Camillo ed European Hospital (circa 700 interventi l'anno) o Tor Vergata, Gemelli o Umberto primo che sono stati presi come centri di riferimento dove la mortalità operatoria . Tra i grandi ospedali pubblici romani, in particolare, il tasso del San Camillo su 668 casi è molto interessante anche in considerazione del grande numero di interventi e la complessità dei casi.
Mortalità a 30 giorni dopo primo accesso per ictus. Considerati 13.752 ricoveri con diagnosi principale di ictus (uomini: 6774; donne: 6978), con una mortalità media pari a 16.4% (uomini: 13.6%; donne: 19.1%). Presi come ospedali di riferimento l'Ospedale Civile di Acquapendente), la Casa di cura Guarnieri, l’Ospedale Israelitico, l’Ospedale Marzio Marini di Magliano Sabina), il Presidio ospedaliero Portuense, il Parodi Delfino di Colleferro, il San Giovanni Calibita – Fatebenefratelli e il San Raffaele Pisana che presentano un tasso di mortalità medio pari a 8.2%. Il riferimento è stato selezionato sulla base dei risultati ottenuti per la popolazione totale ed è stato utilizzato anche nelle analisi stratificate per genere. I tassi di mortalità grezzi variano tra un minimo di 10.0% per il Policlinico Tor Vergata ed un massimo di 31.3% per il Policlinico Casilino. I tassi di mortalità aggiustati variano tra un minimo di 15.6% per il Belcolle di Viterbo ed un massimo di 35.7% per il Presidio ospedaliero di Anzio-Nettuno.
Mortalità a 30 giorni dal primo accesso per frattura del collo del femore. Selezionati 12.024 ricoveri per frattura del collo del femore (uomini: 2648; donne: 9376), con una mortalità media pari a 7.2% (uomini: 12.0%; donne: 5.8%). I tassi di mortalità grezzi variano tra un minimo di 6.1% per la Casa di Cura Città di Aprilia ed un massimo di 11.7% per l’Ospedale San Filippo Neri. I tassi di mortalità aggiustati variano tra un minimo di 6.8% per il San Camillo-Forlanini e un massimo di 14.3% per l’Ospedale Madre Giuseppina Vannini. Sul trattamento della frattura del femore, molto dipende dai tempi di intervento. La raccomandazione della Regione Lazio è quella di intervenire entro 48 ore. Per lo studio sono stati considerati 11.118 ricoveri per frattura del collo del femore (uomini: 2432; donne: 8686), con un tempo mediano di attesa per intervento chirurgico pari a 7 giorni (uomini: 8; donne: 7). La percentuale di interventi chirurgici effettuati è pari a 84.9% (uomini: 80.8%; donne: 86.0%). I tempi medi di attesa per l'intervento chirurgico variano tra un minimo di 4 giorni per l’Ospedale San Giovanni Calibita-Fatebenefratelli (in questa condizione ci sono il 95% delle operazioni) e un massimo di 19 giorni per l’Ospedale Umberto I di Frosinone.
In chirurgia buone notizie vengono per la mortalità a 30 giorni degli interventi programmati. Lo studio ha tenunto in considerazione 71.873 ricoveri (uomini: 35.971; donne: 35.902), con una mortalità media pari a 0.41% (uomini: 0.49%; donne: 0.32%). Sulla chirurgia d'urgenza sono stati esaminati 163.277 ricoveri (uomini: 65797; donne: 97480), con una mortalità media pari a 3.8% (uomini: 5.0%; donne: 3.0%). Anche in questo caso gli ospedali maggiori che assorbono la maggior aprte degli interventi e i casi più complessi, hanno tassi di mortalità a 30 giorni dell'intervento leggermente più alti.
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 01 Luglio 2009 09:56 )
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