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Nuovo piano di riordino della rete ospedaliera del Lazio. Ingenti tagli alle strutture private accreditate PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 28 Ottobre 2009 08:42

Nuovo piano di riordino della rete ospedaliera del Lazio. Ingenti tagli alle strutture private accreditate

L’ultima delibera attuativa del Piano di Rientro ha stabilito la chiusura di oltre cinquecento posti letto delle cliniche accreditate per contribuire al raggiungimento di uno standard di ospedalizzazione calibrato sul numero degli abitanti del Lazio nell'anno 2006, pari a 5.304.000.
Il provvedimento è solo l'ultimo di una serie che hanno ridotto di 800 posti letto l'assistenza per acuzie e di 400 quella riabilitativa della sanità privata. È stata anche penalizzata, nonostante il fabbisogno in crescita e l'estrema delicatezza del settore, l'assistenza neuro-psichiatrica privata, riducendo i posti letto ospedalieri a 240 unità con gravi ripercussioni principalmente sulle famiglie che ovviamente non riescono a fornire un'adeguata assistenza.
Nonostante appaia illogico ipotizzare un fabbisogno assistenziale attuale basandosi sul passato, le istituzioni non hanno voluto ascoltare le contestazioni nel merito delle diverse Associazioni di categorie coinvolte, in primis l'Aiop. Oggi nel Lazio si convive con un eccezionale e forse sottovalutato paradosso: per via del mancato rientro dal deficit la maggiorazione all'aliquota dell'addizionale regionale all'Irpef è rimasta invariata, la domanda assistenziale è aumentata per via della razionalizzazione dell'offerta, l'assistenza fornita dai privati accreditati viene abbattuta ma ancora la Regione Lazio non ha messo mano alle vere cause del deficit, che anzi nel 2008 è ulteriormente salito a 1.700 milioni di euro.
Come a suo tempo riportato dall'Osservatorio Sanità, l'origine delle difficoltà per chi oggi si deve curare nel Lazio sono da attribuirsi alle dilapidazioni ed ai costi del settore pubblico. Tra il 2007 ed il 2009, infatti, la sanità pubblica oltre ad essere stata protagonista di scandali di malasanità legati a consulenze, all'assenteismo, alla carenza di requisiti igienici, è tornata nuovamente alla ribalta per il blocco delle liste d'attesa, anche per malattie gravi.
Oggi nel Lazio si convive con ospedali con un costo settimanale dell'ordine di milioni di euro che hanno resistito a qualunque tentativo di ottimizzazione e controllo di bilancio. Anche quando gli ospedali pubblici sono di dimensioni più ridotte, il rapporto tra personale medico e posti letto è di 4:1, medici che, come nel caso del S. Giacomo, vengono riassorbiti in altri ospedali non dando luogo ad alcun risparmio.
L'esubero di primari e di dipendenti arruolati per ragioni politico-sindacali è una realtà non riducibile, al contrario è in aumento a dispetto di qualunque logica di impiego delle risorse. La razionalizzazione della rete ospedaliera, tra l’altro basata su un dato demografico errato, è infatti partita dal settore privato accreditato, l'unico in grado di garantire la tendenza all'ottimo rapporto costi/qualità.
Nel Lazio sono state quindi chiuse o fortemente ridotte le prestazioni delle case di cura, che erogano servizi in accreditamento nel pieno rispetto dei requisiti richiesti, nell'ottica della concorrenza costruttiva con gli istituti pubblici e garantendo un approccio contabile di tipo imprenditoriale.
Sulla base di criteri di selezione impropri, ad esempio, i posti letto del settore riabilitativo privato accreditato sono stati ridotti di circa 400 unità, limitando al 10% del totale le giornate erogabili per il day hospital, senza che sia stata fornita un'alternativa al fabbisogno regionale.
Nel Lazio siamo nell'era del risparmio fine a se stesso, non curante delle ricadute sul settore ed appare lecito amputare il Servizio Sanitario dimenticandosi dei principi di cui sono portatrici le strutture sanitarie private. Queste, infatti, oltre a rappresentare la concretizzazione della libertà del cittadino di scegliere la migliore tutela sanitaria, forniscono un servizio molto elevato, da un punto di vista qualitativo, con il maggiore risparmio possibile perché lavorano con budget contingentati.
La sanità privata, di fatto, concretizza quindi quel principio di buon andamento non facilmente rintracciabile nelle strutture direttamente gestite dalla P.A.
In Italia le case di cura accreditate sono le uniche a subire gli esiti dei controlli in tema di requisiti autorizzativi e le uniche a pagare di propria tasca gli eccessi di produzione, dato che negli ospedali pubblici i costi delle prestazioni erogate extrabudget non sono recuperabili. Oggi nel Lazio i privati accreditati forniscono il 35% delle prestazioni sanitarie regionali utilizzando solamente il 20% del fondo sanitario.
Il costo medio di un ricovero negli ospedali pubblici ammonta ad € 3.389 contro i 2.603 del settore privato accreditato, che scende fino a quota 1.891 per alcune tipologie di case di cura. Non si tratta più, o solamente, di scelte ideologiche: bisogna quindi trovare la ragione di tanto ostracismo nei confronti di un settore protagonista del panorama sanitario. È più facile togliere budget alle cliniche che chiudere un piccolo ospedale del centro di Roma, anche se erogava prestazioni in un territorio già coperto da un secondo ospedale distante dal primo solamente 1,5 Km?
I sindacati dei lavoratori tacciono ed hanno taciuto sui licenziamenti nelle cliniche accreditate ma si attivano contro i tagli dell'assistenza negli ospedali pubblici. Questione di quantità? Ebbene, in base agli ultimi provvedimenti coordinati dal Sub Commissario di Governo per l'attuazione del Piano di Rientro, ospedali presidi di ASL e policlinici universitari pubblici dovrebbero essere al centro di una manovra di riduzione della loro offerta, con successiva riduzione del personale medico infermieristico, ma a settembre il Commissario Marrazzo intervenuto per correggere col dato attuale la sottostimata popolazione del Lazio, la stessa utilizzata per ridurre i posti letto privati accreditati. Con l'adeguamento della popolazione al gennaio del 2009 il saldo dei posti letto da tagliare si abbasserebbe di 1.700 unità, da ridistribuire, o meglio "salvare", nel settore pubblico. Dei tre ospedali pubblici chiusi con fatica nel 2008/2009, uno potrebbe anche riaprire per via della temuta influenza suina!
Un eloquente silenzio è già calato sulle richieste di chiarimento dell'Aiop circa la allocazione dei nuovi 1700 posti letto, segno tangibile che gli stessi serviranno da contrappeso ai programmati tagli nel settore pubblico. Da ultimo si è appreso che la riorganizzazione della rete ospedaliera è sospesa per ragioni politiche e ciò che rimane, quindi, è solamente il buco nell'assistenza generato dal taglio nel settore privato. Peccato che invece siano i posti letto pubblici ad aver originato un deficit da oltre 10 miliardi. Aver tagliato posti letto alle case di cura in base alla popolazione del 2006, circa trecento mila abitanti in meno rispetto agli attuali, è stato uno sbaglio, o meglio, non lo è stato con le cliniche, amputate di 1.200 posti letto.
Gli ospedali pubblici, invece, continueranno a funzionare come di consueto: con sprechi, consulenze, bilanci fantasma e con le casse regionali, rimpinguate dalle nuove tasse, sempre pronte a coprire qualsiasi spesa imprevista. I risultati raggiunti sono: 600 procedure di licenziamento nelle cliniche private; riduzione delle prestazioni di eccellenza del territorio laziale, intangibilità dei posti letto pubblici e cristallizzazione del deficit. Il differente trattamento perpetrato dalla Regione Lazio ai danni delle strutture private contravviene al principio di uguaglianza formale, che vincola il legislatore regionale a non disciplinare situazioni omogenee in modo differenziato. Ma buon senso e precetti Costituzionali spesso non collimano con le logiche elettorali e quindi oggi nel Lazio convivono ospedali e lavoratori di serie A e di serie B.

I NUMERI
Le strutture in Italia L'Associazione Italiana dell'Ospedalità Privata Aiop, nata nel 1966, è presente in tutte le Regioni Italiane con 511 Case di Cura aderenti, di cui 441 accreditate, che dedicano particolare attenzione al rapporto terapeutico ed umano tra medico e paziente, per garantire la migliore tutela della salute dei cittadini che si orientano verso l'assistenza sanitaria privata. In particolare, la sede periferica dell'Aiop Lazio, rappresenta 113 Case di Cura, di cui 86 accreditate, distribuite su tutto il territorio regionale.
Dal Sole 24 Ore

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 28 Ottobre 2009 08:43 )